Un po’ come la manopola del volume della radio che alziamo ed abbassiamo quando sentiamo una canzone che ci piace o meno, anche le emozioni sono come canzoni che talvolta ci appaiono stonate e vorremmo zittire ed altre volte ci fanno vibrare il corpo come un’orchestra sentita dal vivo. E allora dove si trova la nostra manopola del volume? Purtroppo, non esiste e anche se ci fosse, non sono certa che sia così utile come immaginiamo.
Il primo passo del processo di regolazione emozionale è riuscire a identificare e definire le emozioni che si provano. Per questo, la competenza sugli aspetti emotivi ha una ricaduta importante sul benessere individuale. Le persone spesso sottovalutano questo aspetto o tendono a prenderlo sottogamba (“come è possibile che io non sappia come mi sento?”). Tuttavia, ci si può accorgere facilmente che questa capacità non è così banale.
Per esempio, spesso le persone provano ansia o rabbia, senza essere del tutto consapevoli che queste emozioni ne possono nascondere in realtà altre. Per di più, ognuno, per via delle sue caratteristiche e della sua storia personale, può essere più o meno incline a riconoscere e accettare certi tipi di emozioni.
Anche provando a chiedersi “che cos’è un’emozione?” ci si accorge che, pur essendo la nostra vita continuamente caratterizzata da, quantomeno, una coloritura emotiva, avere delle conoscenze rispetto a questa sfera non è così semplice e scontato.
L’emozione, per fare un paragone informatico, può essere pensata come un software che si avvia di fronte ad alcune situazioni o stimoli; e ci permette da una parte di organizzarci per rispondere con un’azione e dall’altra ci da delle informazioni rispetto a quello che ci sta succedendo, questo grazie anche a un importante segnalatore: il nostro corpo.
Tuttavia, il mondo emotivo comprende decisamente molti software, come ci fa notare la Smith (2017) con il suo “atlante delle emozioni umane” il cui sottotitolo chiarisce perfettamente questo concetto “156 emozioni che hai provato, che non sai di aver provato e che non proverai mai”. Gli individui, infatti, differiscono notevolmente nel modo in cui sentono le emozioni. Alcuni le sperimentano come stati altamente differenziati, chiaramente distinguibili; altri invece le vedono in modo più indifferenziato, utilizzando espressioni come “bene\male” per indicare lo stato del momento e descrivendolo in modo globale come piacevole o spiacevole (Zorzi e Bani, 2018).
La regolazione emotiva, quindi, ci permette una volta avviato il software di avere ancora la possibilità di cambiare qualcosa, diventa possibile allora di fronte all’attivazione di un’emozione fare le operazioni necessarie per ridurne l’intensità e ritornare al tono emotivo di base o considerato come ottimale. Grazie a questo abbiamo la possibilità di fare spazio alla nostra innata strada verso la saggezza; la regolazione emotiva consente cioè di attivare quella che si definisce la Mente Saggia, caratterizzata dalla capacità di mantenersi lucidi, intuitivi e in equilibrio tra Mente Razionale e Mente Emotiva (Linehan, 2015). Comunemente, le persone con problemi di Disregolazione Emotiva riferiscono di sentirsi continuamente nello stato della Mente Emotiva, costantemente sotto il controllo delle loro emozioni: questo li conduce ad agire in modo impulsivo e poco strategico, generando un senso di inefficacia personale e malessere.
Dall’altra parte, non è necessariamente migliore la situazione di chi riferisce di sentirsi, in alternativa, nel dominio della Mente Razionale: lo stato in cui logica e ragione controllano i pensieri e i comportamenti, non consente, infatti, l’emergere di creatività, calore ed empatia e ci espone alla rigidità, all’ossessività e al senso di solitudine.
L’obiettivo dei training di regolazione emotiva è l’apprendimento di quelle abilità che permettono più facilmente di accedere alla Mente Saggia, considerata in sintesi come una condizione di bilanciamento dialettico tra i due opposti stati della mente (emotiva e razionale), a cui si aggiunge una forma di conoscenza intuitiva (Linehan, 2015).
Infine, va sottolineato, che regolare le emozioni non vuol dire solamente cercare di padroneggiare l’emozione per cambiarne la qualità o l’intensità, ma anche, in certe circostanze, cercare di mantenere o prolungare uno stato affettivo (Denham, 1998; Gross, 2001) o incrementare la sua valenza positiva (Tugade & Fredrickson, 2006) per far crescere il nostro stato di benessere personale.